Comunione o separazione dei beni? Scopri cosa è meglio per te!

Secondo la legge italiana, i coniugi possono liberamente scegliere il regime patrimoniale della famiglia fra due tipi di opzioni previste dalla legge: la comunione o la separazione dei beni.

A cerimonia conclusa, sia civile che religiosa, gli sposi dovranno comunicare al parroco o all’ufficiale di stato civile il regime prescelto. Se tale scelta non verrà dichiarata, la legge considera automaticamente come regime patrimoniale familiare, la comunione dei beni. È dunque molto importante che gli sposi si informino circa le implicazioni legali di ciascuna scelta, eventualmente consultando un notaio o un avvocato.

La comunione dei beni implica che tutti i beni acquistati dopo le nozze siano in comune e che i coniugi ne siano proprietari in parti uguali. Sono esclusi dalla comunione dei beni quelli che ciascun coniuge aveva prima del matrimonio, donazioni o eredità anche successive alle nozze, risarcimenti di vario genere (pensioni di invalidità, assicurazioni, etc.). Il consenso di entrambi i coniugi sarà necessario per la vendita di immobili e per altri atti amministrativi.

La separazione dei beni comporta che ciascun coniuge abbia la proprietà esclusiva di tutti i beni acquistati sia prima che dopo il matrimonio, anche in caso di utilizzo comune. I coniugi quindi mantengono separati i propri patrimoni personali, ma sono comunque tenuti al mantenimento della famiglia e dei figli, proporzionalmente alle loro possibilità. Se si vuole cointestare un bene si dovrà dichiarare tale intenzione al momento dell’acquisto.

Si tratta comunque di una situazione modificabile: scegliere in un primo momento la comunione dei beni non implica che non si potrà passare, se lo si preferisce in seguito, alla separazione dei beni. La scelta del regime patrimoniale infatti potrà essere cambiata in qualsiasi momento nel corso della vita matrimoniale con un atto pubblico davanti a un notaio.

E voi al vostro matrimonio quale tipologia sceglierete?

karen tran (595)[1]

 

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